CABARET MILANO ITALIA

MOSTRA

C’è una storia che attraversa la cultura dalla fine dell’ottocento a oggi, è una storia fatta di parole, poesia, musica, canzoni.
E’ una storia gloriosa e grandiosa, colta e popolare.

E’ una storia di grandi personaggi e di illustri sconosciuti.
E’ una storia di satira, di controcultura, di anticonformismo, di avanguardie, di sberleffo al potere, fatta da artisti che hanno o hanno avuto il coraggio di portare la propria visione del mondo sui palchi di locali o teatri.
In Italia hanno i nomi di Petrolini, Franca Valeri, Dario Fo, Giorgio Gaber, Enzo Jannacci, I Gufi per citarne alcuni.
Poi è arrivata la tv e tutto è cambiato, ma quella è un’altra storia … questa è la storia del CABARET (Milano-Italia).

La mostra “CABARET MILANO ITALIA” è allestita utilizzando i materiali dell’Archivio Storico del Cabaret Italiano che si è insediato sul territorio di Peschiera Borromeo grazie al sodalizio tra l’Associazione Centro Studi Musicomedians (titolare del progetto) e l’Amministrazione Comunale della Città.

Si sviluppa attraverso due percorsi didattici ed espositivi:

Il primo percorso racconta la nascita del Cabaret, a partire dalla costituzione dello Chat Noir a Parigi per opera del pittore Rodolphe Salis che in collaborazione con Emile Goudeau e il gruppo di poeti-performer “Les Hydropathes” cui si unirà Aristide Bruant, dà vita al primo cabaret artistique.
Da li il modello si trasferisce in tutta Europa: Spagna, Svizzera (Cabaret Voltaire), Germania e Russia. In Italia il Futurismo non coglie fino in fondo l’opportunità che si offre, complice anche l’avvento del fascismo.

Il secondo percorso racconta quello che succede in Italia dal secondo dopoguerra in poi e narra le vicende del cabaret (che finalmente si stabilisce in pianta stabile sul suolo italico a Milano) fino ai primi anni ’70.

Dai primi vagiti del Teatro dei Gobbi a Roma, del trio Fo-Durano-Parenti al Piccolo Teatro a Milano e della “Borsa di Arlecchino” a Genova, passando per lo sviluppo tutto milanese che parte dal Santa Tecla, passa dall’Oca d’Oro e dall’atelier “La Muffola”, approda all’Intra’s Derby Club (che poi diventerà semplicemente “Derby Club”) e si amplifica dal 1964 con il “Nebbia Club”, il “Cab 64” e il “Lanternin” dei Gufi.

Dopo il 1968 resterà solo il “Derby Club” anche se verrà affiancato dal “Refettorio” e dalla “Bullona”…. Ma questa è già storia di oggi e non ha senso considerarle “storia” perché ci vede coinvolti in prima persona (e noi non possiamo storicizzare noi stessi).


IL CABARET PERDUTO

WORKSHOP

Incontro con Flavio Oreglio

ll cabaret è scomparso.
Uno strano coacervo di varietà, avanspettacolo, animazione da villaggio e burlesque l’ha sostituito, usurpandone il nome.

Oreglio ha indagato per ritrovarlo e dare vita a una vera e propria Restaurazione. Per questo motivo ha dovuto intraprendere un lungo viaggio nel passato alla ricerca di indizi illuminanti utili allo scopo. L'obiettivo di questo incontro è fare il punto sulle indagini. Si passa dall’introduzione dal caffè in Europa all’evoluzione e al ruolo dei luoghi di ritrovo, dai café-chantant e i café bohemien al varietà e al cabaret… bisogna seguire contemporaneamente due strade distinte (ma inscindibili) per comprendere a fondo un genere di spettacolo straordinario. Le indagini hanno fatto luce anche sul “caso Italia” e la definizione del genere.

Quella che emerge è la storia, mai narrata, di una torta (il cabaret) e dei suoi ingredienti, un’avventura sorprendente e incredibile.

DISCORSO SUL METODO DELL' ATTOR COMICO

SPETTACOLO

di e con Flavio Oreglio

Il “Discorso sul metodo dell’attor comico” è una lectio sull’arte del sorriso e le sue implicazioni sociali, politiche, scientifiche e storiche. Il titolo vuole essere un tributo simultaneo a Cartesio (Discorso sul metodo) e Petrolini (Discorso dell’attor comico) simboli dei grandi amori di Oreglio, scienza/filosofia e cabaret. Due discorsi che diventano uno.

Il tema del comico (o meglio, del “ridere”) è stato oggetto di studio da parte di grandi intellettuali del passato, da Bergson a Pirandello, da Dupréel a Freud, da Bachtin a Lacan.

Molto si è scritto sul senso del riso e sul suo rapporto con la società, con l’inconscio e con la storia.Ma il punto di vista di Oreglio, influenzato dall’assonanza tra le sue analisi personali e i dettami della logonica di Silvio Ceccato riproposta oggi dal Prof. Pierluigi Amietta, offre una chiave di lettura “mentale” del ridere, scoprendo che è proprio il gioco del pensiero a determinare il sorriso… come e perché si scoprirà solo partecipando all’incontro.

Un’analisi semplice e sorprendente che trova corrispondenza nel gergo dei “professionisti della risata” nella teoria dell’aprosdoketon (= l’inatteso) degli epigrammisti greci e nel “in cauda venenum” (= il veleno nella coda) dei latini. Tutte le strutture del ridere giocano la stessa partita: l’obiettivo è sorprendere, perché senza sorpresa non si ride mai.
Oreglio decostruisce l’arte e il mestiere del sorriso in modo leggero e divertente. Quello che ne scaturisce è un discorso divertente sul divertimento. Divertimento al quadrato. Tuttavia, anche se la tecnica è uguale per tutti, le differenze artistiche si manifestano nelle scelte che fanno da corollario al suo utilizzo… perché “ridere” può voler dire tutto o niente, può essere solo un gioco fine a se stesso o trasformarsi in uno strumento di narrazione straordinario. Perché in fondo - come sostiene lo stesso Oreglio - “La satira e l’umorismo non sono altro che vestiti del pensiero”. Senza dimenticarci, ovviamente, che per vestire il pensiero occorre che un pensiero esista.